Si arriva prima a Santiago, la meta sognata con emozione per centinaia di km, ed esserci è un miscuglio di sensazioni intense che risalgono dai piedi, attraversano tutto il corpo e inondano il cuore. C’è un’abbondanza di cose vissute che scorre nelle vene che dà i brividi e spesso fa scendere lacrime veraci. Per certi versi, arrivare è stata la cosa più semplice del mondo, per altri, un vero e proprio miracolo! Ma le gambe partite a fatica e ormai lanciate dopo tanto camminare, stentano a fermarsi e hanno fame di cammino.

Si arriva poi all’oceano, e là ti devi proprio arrendere! C’è un’immensità a fermarti! Vorresti continuare il tuo viaggio, andare, ma la forza del mare è più grande di ogni cosa e doma ogni impeto. Ti toglie il fiato, ti ricorda che sei piccolo, ti ridimensiona, ti abbraccia. Poi sembra dirti: “stai pure qui quanto vuoi, rivivi il film dei tuoi tanti passi percorsi, e quando avrai trovato il coraggio di cui hai bisogno, respira profondo e riprendi la via del ritorno! Lascia qui ciò che vuoi. Lascia ciò che non ti serve più”. Poi quando ti alzi per andare e lo guardi per un’ultima volta, il mare ti sorride e ti sussurra: “che la forza di questo cammino che ti ha portato fino a qui, ti accompagni nei tuoi giorni!”.

Arriva inevitabile, senza fretta, il momento del ritorno. Il cammino ti vuole bene, ti rimanda verso casa. Purtroppo ci sono persone che non hanno più un posto abitato da persone che le aspettano, o forse persone che semplicemente non hanno più avuto il coraggio di tornare. Se ne incontrano di erranti, persone che nascondono storie misteriose dentro ai loro occhi feriti.

Ma il Cammino non è fatto per viverci. Qui si è solo di passaggio. Non è un caso che negli “albergues”, i luoghi di accoglienza per i pellegrini, ci si possa restare solitamente solo una notte. Il Cammino ti sospinge delicatamente in avanti, fino alla meta, e poi rispettando i tuoi tempi, ti incoraggia a tornare là da dove sei venuto o verso un altrove tutto da inventare.

Se il cammino non ti riporta alla vita, è perché forse pur essendo giunto a Santiago, non sei ancora arrivato alla tua meta! Hai ancora qualche capitolo aperto da dover chiudere, nodi da sciogliere, ferite di cui doverti prendere cura. Ogni persona vive i suoi passi, fa un suo unico cammino, attraversa la sua originale e inimitabile storia.

No, non si tratta di fare del cammino la propria dimora. La vera sfida è portare “nel mondo” lo spirito del cammino! Tutte le cose belle e buone vissute, sperimentate, condivise qui, e che ci hanno resi felici, continuarle a vivere anche dentro quel quotidiano che troppo facilmente prende colori grigi, rivela diversi lati usuranti, nasconde subdoli ricatti, risucchia gran parte delle nostre energie dentro cose che forse non vanno completamente in direzione della nostra felicità.

Se il cammino è stato un’esperienza autentica, travolgente e stravolgente, non possiamo lasciare tutto a Santiago prima di imbarcarci su un aereo verso “la normalità”. Non ci resta che continuare a sorridere agli sconosciuti, a tendere la mano alle persone che incontriamo, a scegliere di condividere le cose che “passano” nella nostra vita. Non abbiamo alternativa al cominciare ogni giorno come se fosse una benedizione, leggeri e agili come sul cammino, sentendosi vivere la strada insieme a tanti. Le piccole e umili cose continueranno ad essere apprezzate e valorizzate. La semplicità sarà la via da seguire. “Insieme”, il modo in cui scegliere di vivere. Disarmati, liberi, spogli, disponibili, aperti, ricettivi.

Non è una banalità, non è solo una frase fatta. “Santiago non è la fine del cammino. È solo l’inizio di tutto!”. È per questo che il cammino, che sia verso Santiago piuttosto che Roma, che si diriga a Genova o conduca a Assisi, continua a essere uno spazio “ideale” dove ognuno ha modo di vivere qualcosa di intenso e d’importante per la sua vita.

È tempo di tornare. Non ho grosse certezze né sicurezze ad aspettarmi. Se non fosse così, non mi sentirei più in cammino. Il cammino non è una bella parentesi prima di rimetterci sui binari di una non facile routine. Per me continua dentro un percorso che non esiste, tutto da inventare e scrivere insieme alle persone con cui avrò la fortuna di incrociare i miei passi.

Ogni volta che torno da Santiago ho una sola parola che mi sento esplodere dentro il petto, una parola che nelle nostre corse quotidiane, ci dimentichiamo troppo spesso di tenerci stretta e offrire a chi ci regala del bene. Questa parola è “grazie”!
La “grattitudine“, l’attitudine a essere grati. Questo insegna il cammino, e ciò ha il sapore della felicità. Cambiare le cose che si possono cambiare, accettare quelle su cui non abbiamo potere. E continuare…grati!

È stato bellissimo fare questo lento e lungo cammino con voi! Grazie di cuore!
Non mi resta che dirvi “buon cammino”, oggi e ogni benedetto giorno!

Foto di Fabrizio Pepini